REVIEW PARTY | Recensione di “Infelici e Scontenti” di Alice Chimera

Buon pomeriggio a tutti, Fedeli Lettori!
Oggi, ho il piacere di ospitare, sul mio blog, il review party dedicato a “Infelici e Scontenti” di Alice Chimera, edito Les Flâneurs Edizioni.

Infelici e scontenti
Alice Chimera

Prezzo: 14.00 €
Pagine: 216
Casa Editrice: Les Flâneurs Edizioni
Dove Acquistarlo: Amazon

Nell’immaginario collettivo le fiabe possono finire solo con il classico “… e vissero felici e contenti”. Eppure, chi non si è mai chiesto cosa è successo dopo? Che cosa accadde a Belle dopo la rottura dell’incantesimo? Jasmine, che ha sempre sognato di scappare da palazzo, è felice della sua vita? I racconti si aprono sul finale disneyano che conosciamo tutti e proseguono con la narrazione di fatti tenuti nascosti: l’eroina diviene fautrice della propria infelicità. Cenerentola si ritrova sposata con un principe che la considera un giocattolo sessuale, Ariel scopre che non è diventata davvero umana e che le manca la possibilità di procreare, Alice, che avrebbe voluto crescere e diventare donna, si ritrova a rimpiangere il Paese delle Meraviglie e la spensieratezza dell’infanzia… Agli occhi delle protagoniste, una scelta: assecondare la sfortuna e stringere i denti oppure sfidarla e soccombere.

Quello delle principesse Disney, non è affatto il mio mondo. Non ci sono cresciuta insieme e, devo dirlo, non me ne cruccio particolarmente. Sono immune alla magia da cui è pervaso e di cui fa sfoggio. Probabilmente, è per questo motivo, che ho apprezzato così tanto questa lettura, perché è la perfetta antitesi a questo universo in cui tutto è perfetto e scintillante. E, tra queste pagine, di perfetto e scintillante, c’è davvero poco. C’è, in compenso, la voglia di tornare con i piedi per terra, di mostrare cosa c’è, una volta che il sipario viene calato, cosa c’è, oltre quell’e vissero felici e contenti che tutti noi conosciamo. Perché, non sempre, va così. Non sempre, c’è un lieto fine su cui contare e fare affidamento.

“Coloro che ascoltano le favole e sperano che siano realtà, ignorando che la parola “fine” è sempre scritta troppo presto, tra la gioia di un’impresa superata e i baci di nuovi amori sbocciati; io vi dico che, per tutte le fiabe, la vera fine è molto lontana da quella da voi letta.”

Basti pensare a Cenerentola, sfuggita alle grinfie della perfida matrigna e delle sorellastre, solo per ritrovarsi schiava della perversione di un principe vizioso e immorale. O a Biancaneve, ancora una volta designata vittima di quella mela che, già in passato, tradì la sua fiducia. O, ancora, ad Ariel e al suo disperato desiderio di abbandonare la sua vera natura per diventare un’umana, un desiderio che, inesorabilmente, la porterà all’autodistruzione. Un racconto dopo l’altro, una dopo l’altra, le sette principesse soccomberanno a un destino inclemente che le vuole antagoniste delle proprie storie. Non tutte riuscite, magari, ma tutte ampiamente godibili per stravaganza e originalità.

“Se si avvelena una mela, non si può ignorare che i suoi  semi presto o tardi faranno nascere un raccolto di veleno e pestilenza.”

Un romanzo fuori dalle righe, pregno di morale e di ottimi spunti di riflessione, che mi sento di consigliare a chi è stanco del lieto fine ed è alla ricerca di una lettura particolare in cui immergersi per vivere appieno l’atmosfera halloweeniana.

Ve l’ho detto: io e le principesse Disney non andiamo molto d’accordo. Tra tutte, però, ce n’è una che proprio non riesco a tollerare e di cui farei, tranquillamente, a meno: Elsa di Frozen. Non me ne vogliate. Vorrei cavarmela con il classico “non sei tu, sono io”, però, no. Sono quasi sicura che sia lei. Lei e quel suo mondo di ghiaccio che non potrebbe essere più lontano da me nemmeno volendo. A questa mia antipatia ancora in erba, ha contribuito il fatto di ritrovarmela, letteralmente, ovunque. Ovunque e in tutte le salse: dal cartone animato, alla serie tv Once Upon a Time, in cui Elsa, immancabile, fa la sua apparizione; dai portachiavi in fimo ai cappellini con tanto di finta treccia annessa; dall’inquietante calippo gusto Elsa, venduto e molto apprezzato in Corea del Sud, agli ancora più inquietanti orsacchiotti ispirati alla celebre regina delle nevi. Insomma, non vi sembra che, qualcuno, si sia fatto un po’ prendere la mano?

 

Voi, invece, cosa ne pensate, delle principesse Disney? Qual è la vostra preferita? E quella che vi piace di meno?
Alla prossima e buone letture, 

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