Recensione di “Se Dio fosse una donna” di Leon De Winter

Buongiorno a tutti, Fedeli Lettori!
Stamattina, nuova recensione: oggi, infatti, voglio parlarvi di un libro che ho letto di recente, e che mi è stato gentilmente inviato dalla Marcos Y Marcos: “Se Dio fosse una donna” di Leon De Winter.

Se Dio fosse una donna
Leon De Winter

Prezzo: €18.00
Pagine: 272
Casa Editrice: Marcos Y Marcos
Dove Acquistarlo: Amazon

Amsterdam, alba di un sabato.
Max, trentasei anni, erede della florida SuperTex, sfreccia con la sua Porsche fiammante. Grasso, borioso, decisamente incazzoso, ha appena litigato con la fidanzata, licenziato la segretaria, saputo che una partita di vestiti in lavorazione a Taiwan non arriverà in tempo per la consegna. Ciliegina sulla torta: a due passi dalla sinagoga, investe un ragazzino di famiglia chassidica. E la famiglia minaccia di estorcergli un bel po’ di quattrini. Quanto basta per dichiarare lo stato di crisi, e affrontarla di petto. Max decide di trascorrere il sabato sul lettino di una psicanalista. In una giornata lunga trentasei anni – ma che vola in un lampo – ripercorre misfatti e conflitti di una vita; con il padre, il fratello, l’universo femminile e l’ortodossia ebraica. Se Dio fosse una donna è un romanzo ruggente: scardina le porte della percezione di un uomo arrivato al punto di rottura; da un’affascinante prospettiva ebraica, spalanca una finestra sulla nostra confusa realtà.

Ogni tanto anche l’occhio vuole la sua parte, no? Non sempre, ma ogni tanto, sì. E, a me, è capitato proprio con Se Dio fosse una donna, tanto che è stato, letteralmente, amore a prima vista. Un amore carico di promesse che, però, sono state attese sono a metà.

“Volevo solo che mi lasciasse lo spazio per realizzare le mie idee. Era un dittatore.”

Max Breslauer, quarant’anni ancora da compiere, è in crisi: quel sabato mattina si è alzato col piede sbagliato, e la giornata non poteva che peggiorare. Prima il battibecco con Maria, la sua fidanzata da un po’ di tempo a questa parte, poi la discussione con la segretaria storica dell’azienda che ha ereditato da suo padre e, tra una telefonata e l’altra con Jimmy, a Taiwan, a causa di una partita di vestiti in ritardo per la consegna, è anche riuscito a investire un ragazzo chassidico, a bordo della sua amata Porsche. Cosa fare, adesso, se non chiedere aiuto? Così, Max, con i suoi chili di troppo e il cipiglio sempre presente, si dirige in un condominio all’angolo tra l’Apollolaan e l’Olympiaplein, nello studio della dottoressa Jensen e, dato che se lo può permettere, si assicura l’attenzione della psicologa per tutta la giornata.

Una giornata lunga una vita intera, in cui Max, partendo dall’infanzia di quel padre, che, sfuggito ai campi di concentramento, si è costruito un impero fatto di vestiti acquistati a prezzi stracciati e rivenduti a pochi fiorini, ci racconta il su rapporto con la figura paterna, con suo fratello, le donne e la religione. Un rapporto altalenante, fatto più di bassi che di alti, a volte commovente, a volte confusionario, sempre interessante. Altalenante, sì , così com’è stato il mio, di rapporto, con Max Breslauer: non l’ho apprezzato, l’ho compreso raramente, a tratti, mi ha infastidita… ma non potevo fare a meno di volerne sapere di più, di lui e della sua storia. Il tempo a mia disposizione era poco, ma, ogni volta che potevo, divoravo pagine su pagine, avida di informazioni, di parole. E, Leon De Winter, ne usa molte, di parole, soprattutto sull’identità ebraica, su cosa significhi essere un ebraico con la Porsche, che, con l’ebraismo, ha ben poco a che fare.

“Ero un ebreo con la Porsche. Jossele aveva ragione: ero un mostro, una creatura con le ali e le pinne che non sapeva né volare né nuotare.”

Il tutto, accompagnano da uno stile fresco, forse un po’ troppo leggero, ma, proprio per questo, accessibile a chiunque. Mi sarebbe piaciuto un po’ più di approfondimento, un po’ più di analisi, ma capisco che, andare troppo a fondo, non fosse l’intento dell’autore olandese. Ho apprezzato molto, però, la diversità che si respira in queste pagine, cosa che mi ha fatto chiudere un occhio su alcuni clichés di cui si è servito De Winter. In conclusione, quindi, è una lettura che consiglio a chi vuole approfondire, senza troppa pesantezza, temi quali il rapporto padrefiglio e la religione.

Alla prossima e buone letture, 

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Ciao cara, non sapevo avessi anche un blog!! Inizio subito a seguirti! ^_^