Recensione de “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews

Buongiorno a tutti, Fedeli Lettori!
Stamattina, sono felice. Sono felice perché ho la possibilità di parlarvi di uno dei libri più belli che abbia mai letto: “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews, edito Marcos Y Marcos.

I miei piccoli dispiaceri
Miriam Toews

Prezzo: 18.00 €
Pagine: 368
Casa Editrice: Marcos Y Marcos
Dove Acquistarlo: Amazon

Elf è sempre stata la più bella. Ha stile, idee geniali, ti fa morir dal ridere; le capitali del mondo la ricoprono allegramente di dollari per farle suonare il pianoforte e gli uomini si innamorano perdutamente di lei.
Yoli è la sorella squinternata. Ha messo al mondo figli con padri diversi, ha un amante avvocato, se si rompe la macchina fa sesso con il meccanico, ha il conto sempre in rosso e una carriera mancata. E cos’è adesso questa storia che Elf vuole morire? Proprio in questo momento, poi, a due settimane da un’importantissima tournée. “Elfie, ma ti rendi conto di quanto mi mancheresti?” Quali sono le cose giuste da dire per salvare una vita? Yoli la prende in giro, la consola, la sgrida, aggredisce lo psichiatra dell’ospedale, cammina lungo il fiume tumultuoso del disgelo, non sa più che pesci pigliare. Cospira con la madre, con zia Tina, con il tenero marito scienziato di Elf, con Claudio, il suo agente italiano, e tra cene alcoliche, sms di figli ed ex mariti, sorrisi e ultime frontiere del pianto, lottano tutti per convincere Elf a restare. E in questo lungo duello di parole, carezze, umorismo nero si celebra la grazia e l’energia che occorrono per accettare il dono fragile della vita.

Trovo incredibile la capacità che hanno certi libri di arrivare fino a noi. La capacità e la perseveranza che hanno di tornare a cercarci. I miei piccoli dispiaceri era nel mio destino già da diverso tempo, ora lo so. Mesi. Anni, forse. Quando ero ancora inesperta, in materia, e vagavo nel vasto universo dei libri in scambio senza sapere bene come muovermi. C’era questa ragazza che voleva un mio libro – un romanzo che non avevo mai letto, trovato nella libreria dei miei – uno di quelli che sembrano non avere altro scopo se non quello di occupare spazio sullo scaffale e rimanere lì a prendere polvere. Nella sua lista di scambiabili ce n’era solo uno. Anche lei era nuova: si stava organizzando e non aveva molto con cui scambiare, ancora. Diedi una veloce scorsa alla trama. Non mi sembrava male, e dissi che mi andava bene. Prendemmo accordi, ci scambiammo gli indirizzi, tutto pronto. Mi scrisse due giorni dopo. L’ho letto, mi disse. E’ un gioiellino. Non riesco a pensare di separarmene, mi dispiace.

“Allora Elf mi dice che dentro di sé ha un pianoforte di vetro. Ed è terrorizzata all’idea che possa rompersi. Non può permettere che si rompa. Mi dice che è schiacciato sotto la parte destra del suo stomaco, che a tratti sente gli spigoli duri premerle contro la pelle, che teme possa trafiggerla, e di morire dissanguata.”

Elfrieda non è mai riuscita a sentirsi a proprio agio, in questo mondo. Non lo sente suo, non le appartiene, nonostante le apparenze sembrino urlare a gran voce il contrario. Perché Elf sembra prenderlo per le corna, questo pazzo mondo, sembra dominarlo, dall’alto di un’esistenza satura di successo, di amore, di vita. Ma Elf è stanca di fingere, stanca di vivere, vuole morire. Yolandi, d’altra parte, goffa e piena di insicurezze, cerca disperatamente di tenerla in vita, di tenerla ancorata a sé, in questa vita incasinata e ingiusta. Però, Elf, non ne vuole sapere, non ci riesce. L’amore la circonda, e il dolore la riempie. Lei e quel suo male di vivere, quella stessa profonda sofferenza, condivisa dal padre, che non le permette più di respirare. Non c’è più niente per cui valga la pena lottare, niente per cui valga la pena aprire gli occhi. Un’unica soluzione: scegliere di morire per poter vivere davvero.

“Non avremo forse sostanze né vere e proprie finestre nelle nostre spelonche, ma almeno abbiamo la rabbia, e con quella costruiremo imperi, signori miei.”

Non mi capita spesso, di sentirmi così, dopo aver girato l’ultima pagina. Non mi capita spesso, di sentirmi spossata, alla fine di una lettura. Non credo di conoscere parole adatte a descrivervi cosa, Miriam Toews, sia riuscita a scatenarmi dentro, con quel suo modo che ha di corteggiare la morte per celebrare la vita. Sono straziata e felice e incredibilmente grata per l’esistenza di libri del genere. La ragazza con cui avrei dovuto scambiarlo ci mise due giorni, per terminarlo. A me, ne sono serviti quattro: volevo centellinarlo, assaporarlo da cima a fondo, gustare ogni singola pagina. All’inizio, me la presi un po’ con lei, per questo scambio mancato. Ora, però, la capisco: nemmeno io, riuscirei a pensare di separarmene.

Se ancora non avete letto I miei piccoli dispiaceri, davvero, fatelo.
Alla prossima e buone letture, 

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